Nelle serate Truthfulness, stiamo lavorando per introdurre nella nostra esperienza di vita una nuova dimensione di crescita o cambiamento interiore che abbiamo definito come  Trasformazione. 

Qual’è la differenza tra cambiamento e trasformazione? 

Il Cambiamento tende nella maggior parte dei casi ad essere lento, si basa sullo sforzo continuo, tutto il nostro focus e attenzione sono rivolte al cambiare (interiormente), raramente è duraturo ed è un fenomeno che avviene all’interno della mente, tramite l’uso dell’intelletto e la forza di volontà.

La Trasformazione invece ci insegna un percorso diverso, perché è veloce non c’è uno sforzo perché l’attenzione è associata sul disimparare e non verso il cambiare. Ciò che viene percepito come cambiamento (che in verità è una trasformazione) avviene attraverso un processo di consapevolezza senza scelta; quando scatta questa consapevolezza senza scelta la trasformazione è duratura ed irreversibile; il fenomeno non avviene all’interno della frontiera della mente e scatta in automatico con la capacità di rendersi conto o vedere. 

Nell’ultima serata abbiamo visto e osservato ciò che avviene nella nostra esperienza man mano che cresciamo e diventiamo adulti. 

I bambini quando piccoli hanno la virtù e naturale capacità di relazionarsi con il mondo in modo spontaneo, naturale e sincero, senza agenda. La loro esperienza è fresca e sempre nuova. Il passato non riesce ad interferire nel loro presente tinteggiandolo di un colore predeterminato tra altre cose. 

Ma man mano che si diventa adulti, si forma e si crea il “sé o io”, che è una costruzione sociale, culturale e sensoriale che comincia a eclissare tutte queste qualità innate. Ciò che nessuno ci ricorda è che fino ai 18/24 mesi, il bambino comunque sente, percepisce, e sperimenta, ma senza un “sé o io” definito e formato. 

Invece di essere onesti al 100%, si diventa disonesti, non si dice mai tutta la verità agli altri e nemmeno a se stessi. Invece di mantenere quella fiducia naturale del bambino nelle persone e nella vita, questa si perde, e si diventa diffidenti verso il mondo e le persone attorno a noi. “Mi posso fidare?” è una domanda molto ricorrente nel mondo degli adulti. Invece di restare aperti e trasparenti, ci chiudiamo e diventiamo calcolatori nelle nostre relazioni. “Mi convien?”, “cosa posso ottenere dall’altro?” (sono incluse anche le relazioni di lavoro). “Cosa mi può dare l’altro?” Si innesca un processo di continua valutazione dell’altro rispetto al nostro beneficio e benessere. E invece di essere sinceri, impariamo a non esserlo più. Ci riempiamo di maschere e sotto la scusa della socialità, abitiamo una vita piena di immagini auto generate dalla cultura, dalla famiglia, dall’educazione e dal condizionamento. 

La domanda che ci siamo posti e abbiamo approfondito in modo serio, senza cercar di cadere in risposte immediate e facili, è stata: 

Considerando  questo scenario e analisi condivisa, come possiamo ipotizzare, pensare o aspettarci di avere delle relazioni che davvero siano appaganti, aperte, libere, autentiche e senza conflitto?

Guardare e studiare il mondo dei bambini ci dà una chiave per realizzare degli insegnamenti che possono trasformare la nostra esperienza di adulti. 



Sull'autore

Daniel Bravo

Laureato in Economia, sono nato a Santiago del Cile. Vivo attualmente a Valeggio sul Mincio. Coach, Trainer e Temazcalero da oltre 20 anni, sono anche padre di un figlio di 10 anni. Grazie a lui ho avuto l’ispirazione e coraggio di scrivere il mio primo libro: Ti Vedo Figlio? Esperienze di un Padre con la Verità".

Ho creato il primo percorso di Coaching del Risveglio "Genitorialità: Scuola di Vita",  che intreccia l’esperienza vissuta come padre e 22 anni di meditazione e ricerca spirituale. Riflette un percorso interiore con oltre 15 viaggi in India e Messico e circa 200 workshop/temazcal come Coach/Temazcalero.

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