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Cos’è e qual è il vero senso della meditazione?

By Daniel

Dicembre 5, 2020


Nella serata di questa settimana, abbiamo approfondito questo argomento, seguendo un po’ la traccia della conferenza di Rinpoche Yongey Mingyur. Ecco il link al video: https://youtu.be/ukTaodQfYRQ

E’ senza dubbio la presentazione sul tema della meditazione e della consapevolezza più semplice e lucida che abbia sentito da molto tempo a questa parte. 

Quindi, l’argomento visto è: Cos’è e qual è il vero senso della meditazione?

Nella serata ho raccontato una storia; abbiamo visto cos’è davvero la meditazione e, infine, abbiamo fatto un esercizio a tema.  

Ecco la Storia 

Quando ho iniziato il mio percorso interiore, uno degli argomenti che, ho scoperto, mi generava più conflitto era il tema del giudizio. Come racconto più dettagliatamente nel mio libro, il mio viaggio è iniziato di un colpo, improvvisamente e mi ha portato in un percorso di risveglio alla sofferenza. E’ vero che la mia prima relazione di coppia davvero importante era finita da poco e che mio fratello, di punto in bianco, ci aveva informato che avrebbe intrapreso la vita monastica, in un ashram nel sud dell’India. Ma è ancora più vero che ho riconosciuto un disagio più profondo e nascosto, probabilmente grazie a questi episodi.

Uno degli strumenti che scoprii con il gruppo di monaci, con cui mi sono allenato per circa diciotto anni, e che non conoscevo fino ad allora, fu la meditazione. In particolare, parlo di un paio di esercizi di consapevolezza sul respiro: Pranayama e Pranakriya. Queste pratiche furono balsamiche, dandomi un attimo di pace in mezzo alla mia tempesta, ma è anche vero che allo stesso tempo intensificarono la capacità di rendermi conto del mio conflitto interiore, in particolare del giudizio verso me stesso e verso gli altri. Come condivido nel libro: potevo riconoscere come avevo giudicato me stesso e gli altri per la maggior parte della mia vita senza saperlo. E ogni volta che era successo, mi ero sentito diviso, con gli amici, la famiglia e l’ambiente, portandomi, a un livello più profondo, a un senso di non appartenenza e solitudine. Il sentimento non era psicologico, ma più profondo, era esistenziale. Sembrava che la divisione generata dal giudizio fosse onnipresente. 

Mi ricordo che i monaci parlavano di fare amicizia con il giudizio e con qualsiasi cosa trovassi dentro di me, frutto del processo di indagine che avevo volontariamente (per modo di dire, perché non avevo avuto scelta) iniziato. Diventare cosciente di quello avrebbe portato libertà e liberazione del conflitto e dalla sofferenza. 

Io ci provavo, ma, ogni volta che il giudizio mi visitava, mi incolpavo per esserci cascato un’altra volta, e quindi mi giudicavo, il che faceva che il conflitto crescesse sempre di più, come una palla di neve che rotola dalla montagna, prendendo sempre più forza e velocità. Questa condizione andò avanti per mesi. Ma non mi ero dimenticato di quello che mi avevano detto i monaci: vedere è essere libero. C’era un certo profumo di verità in questo sutra on insegnamento. 

Un giorno, che ancora ricordo come fosse ieri, le cose andarono diversamente. Tornando a casa a piedi dopo aver fatto la spesa al minimarket, a due isolati da casa di mia madre a Santiago, mentre guardavo la piccola edicola all’angolo tra Av. Colon e Via Flandes, ebbi il mio eureka, e la mela di Newton mi cadde in testa. La solita voce del giudizio interiore stava prendendo il sopravvento, ma qualcosa accadde, prima di innescare ancora una volta la solita lotta interiore. Non c’era nessun giudice dentro di me a giudicare, quindi vidi per la prima volta il giudizio per quello che era, senza fare nient’altro a parte il vederLo. Quindi, non c’era nessuna critica, nessuna aggiunta, nessun desiderio di modificarlo, né di sistemarlo, né di azzittirlo: niente. Nel vedere la voce del giudizio, ci fu solo il vedere. Nell’essere consapevole del giudizio, ci fu solo l’essere consapevoli di esso, senza nessun dopo.  Ecco che, per la prima volta nella vita, sentivo una sensazione di vera pace e di liberazione interiore.  

Senza alcuno sforzo, mi attenni al principio, osservando tutto il processo in azione. Più che altro, mi ricordai di non fare nulla mentre si svolgeva tutta la scena mentale dentro di me. Fu così liberatorio, dopo mesi di estenuanti sforzi. Non c’erano fuochi d’artificio e nessuna apertura del cielo, niente di esplosivo, solo un senso di sollievo, di chiarezza e un Aha!, con una chiara percezione di aver compreso la dinamica. Da quel giorno diventammo amici, e non solo; a un certo punto se ne andò via, giusto quando stavo cominciando a godermi la sua compagnia. 

Ricordai le parole dei monaci: quando sorge il giudizio, guardalo e non fare altro. Non toccarlo, devi solo diventare consapevole senza farti coinvolgere! Fai amicizia con esso. Bene, quel giorno era arrivato e fu anche la mia prima, vera, esperienza di meditazione. 

Cos’è la Meditazione?

Il senso della meditazione è diventare consapevole di quello che c’è nello schermo della nostra percezione. Quindi, l’essenza, o unico scopo della meditazione, è la consapevolezza stessa. 

Se facciamo un’analogia, possiamo dire che la consapevolezza è come lo spazio, o come l’atmosfera. Il giudizio, invece, è come una nuvola, o come il clima. Possono una tormenta, una nevicata, una grandinata, o un giorno di sole modificare la natura dello spazio o dell’atmosfera? Certamente no. Lo spazio non ne viene toccato. 

Quindi, la consapevolezza è come lo spazio, intoccabile, immodificabile e inalterabile dai contenuti della mente: il giudizio, il panico, la frustrazione, la paura o qualsiasi altro. La consapevolezza è dietro tutto ciò. E’ sottostante, alla base. Questo è ciò che mi accadde quel giorno. Non lo capii, semplicemente lo vissi. 

Quindi:

1.- Quando siamo coinvolti dai contenuti della mente, dal giudizio, dall’insicurezza, dalla confusione, etc. e non ne siamo consapevoli, noi siamo quello, siamo il giudizio, l’insicurezza o la confusione. 

2.- Quando, invece, si diventa consapevoli del processo, qualsiasi esso sia, avviene un distacco naturale da quello che c’è. Per esempio, per vedere un fiume, devi essere fuori dal fiume. Se sei dentro, non lo vedi, anzi lo subisci, e vieni portato via, trascinato di qua e di là, dalla corrente. Invece, se lo vedi, è perché ne sei fuori. Quindi, non sei più quello che c’è ma ciò che vede, ovvero la consapevolezza. 

Nell’esperienza di essere consapevole, non c’è nessun io, persona, o identità personale. Non c’è identificazione con quello che c’è, anche se quello che c’è è . In questo modo, i contenuti della mente, come il giudizio, diventano un maestro, una guida e un supporto per la meditazione, e mai un ostacolo! 

Ciò che dovrebbe essere chiaro è che la meditazione non c’entra niente con l’idea, molto diffusa, di fermare o bloccare i pensieri e le emozioni, o con l’idea di forzare uno stato di rilassamento che non c’è, o di evitare certi pensieri ed emozioni. Non è diventare uno zombie felice come racconta Rinpoche nel video. Queste sono rappresentazioni pop del suo vero significato. Per la vera meditazione, non serve meditare. Solo ti colleghi con la consapevolezza.

Come si Medita?  

Per rispondere a questa domanda, devi portene un’altra : conosci la consapevolezza? Se la tua risposta è , allora sei stato promosso, perché la conosci. Se la tua risposta è no, anche tu sei stato promosso, perché sai di non conoscerla, e questo è già essere consapevole. Se invece la tua risposta è di dubbio, perché senti che forse la conosci e forse no, purtroppo anche tu sei stato promosso! Infatti, sai che non ti è chiaro, quindi sei consapevole di essere in dubbio.  

Per tanto, come lo spazio, la consapevolezza è sempre presente, è il sottofondo della nostra esperienza umana. 

Meditare non presuppone l’avere una bella sensazione … questa è una grande bufala che ci viene raccontata in Occidente. La vera meditazione ci rende consapevoli di quello che c’è. Niente di più e niente di meno. 

La domanda che dovrebbe naturalmente emergere è se l’essenza della meditazione sia la consapevolezza. Questa noi la conoscevamo anche prima di conoscere la meditazione, perché quindi avremmo bisogno della meditazione? 

Abbiamo discusso il tema, e abbiamo scoperto che il problema è che dimentichiamo! Quindi, la meditazione serve a ricordare che la consapevolezza c’è, e serve a riconoscerla. All’inizio, diventiamo consapevoli degli oggetti della percezione: il corpo, i sensi, le sensazioni fisiche, le emozioni, i pensieri, le idee, le credenze, i sentimenti, etc. A un certo punto, però, si scopre di essere consapevoli dell’essere consapevole, e si comincia ad abitare la propria esperienza da quello sguardo anteriore al dominio della mente umana. Una consapevolezza vissuta ma non conosciuta. Un’esperienza dell’immediatezza dell’essere nell’anticamera del pensiero.  

Il viaggio della consapevolezza è un viaggio che porta a fare pace con se stessi,  liberandoci da ogni idea di dover diventare qualcuno, o qualcosa, diverso di ciò che siamo. E’ solo nell’essere noi stessi che la consapevolezza può essere riconosciuta, e la meditazione diventa un supporto nel percorso, mai un obbligo, né una forzatura. 

Quindi, cos’è la meditazione? 

 

Il mio nome è Daniel Bravo

Laureato in Economia, Daniel è nato a Santiago del Cile. Ha fatto il project manager per 3 anni a L.A. (USA) e per uno a Singapore. Attualmente svolge l’attività di consulente energetico per PMI. Coach e Trainer per circa 16 anni, è padre di un figlio di 10 anni, che lo ha ispirato ad avere il coraggio di scrivere il suo primo libro: "Ti vedo Figlio? Esperienze di un Padre con la verità".

La sua vocazione è aiutare i genitori (in particolare se hanno figli piccoli) e i ricercatori spirituali, a trovare un percorso di Risveglio interiore basato sull'autenticità, guidando sempre con l’esempio. 

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