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Conclusioni illogiche e inconsce

By Daniel

Novembre 29, 2020


Episodio 9: "Le UIC o conclusioni illogiche inconsce" tratto dal capitolo II del Libro: Ti vedo Figlio? Esperienze di un padre con la Verità", con Daniel Bravo 

Ci sono così tanti esempi e storie che ci insegnano quanto l’infanzia sia un momento così decisivo e delicato nella vita di una persona. La maggior parte delle nostre sfide, problemi e fallimenti da adulti derivano dal fare conclusioni illogiche e inconsce (UIC)* mentre cresciamo. 

Le UIC si formano in momenti di dolore, quando il giovane cervello del bambino, non sapendo come gestire l’esperienza, entra in conflitto. Quando entriamo in conflitto, il cervello presume che vi sia una minaccia, attivando il meccanismo lotta o fuga, anche chiamato modalità stress. Per proteggersi, il nostro io o sé (che è una costruzione culturale e sensoriale) deve recuperare un certo senso di sicurezza e certezza. Quindi, la mente si attiva, generando una UIC relativa all’evento, per esempio Non sono abbastanza, Sono sbagliato, Non merito. La situazione esterna che innesca il processo può essere qualsiasi circostanza di vita. Tuttavia, le più comuni riguardano comportamenti, azioni o omissioni dei nostri genitori. Sono la nostra relazione guida. Le UIC operano come uno scudo emotivo, con un unico obiettivo: ridurre al minimo l’incertezza e l’insicurezza. Poiché, da bambini, la nostra capacità di agire nel mondo è limitata, la mente adatta la sua percezione per adattarsi al bisogno di certezza. Il modo più efficace per farlo è arrivare ad una conclusione e generare un modello psicologico. Sappiamo come i modelli, una volta stabiliti, rappresentino un mondo che diventa certo, senza sorpresa. Il coaching occidentale le chiama convinzioni limitanti. Tutte le convinzioni, siano limitanti o no, nascono da conclusioni.

Fabrizio, che era un giovane ragazzo di talento, aveva un padre a cui non piaceva giocare con lui; il padre giocava invece molto con il suo cane.  Lo spirito infantile che viveva in Fabrizio non riusciva a capire. Attraverso un processo UIC (che è emotivo, non razionale), Fabrizio assunse di non meritare l’amore e l’attenzione di suo padre. Non sapendo come affrontare ciò, sviluppò una carica emotiva (ne approfondiremo gli aspetti più avanti, nella quarta parte del libro). Da quel giorno in poi, seguì alla lettera la UIC di non essere abbastanza. Diventò un uomo d’affari di grande successo, ma con una vita interiore miserabile. Non si accontentava mai, nonostante tutto il comfort materiale e i lussi che poteva permettersi. Non sapeva come rimanere a lungo in una relazione, inoltre aveva sviluppato disturbi alimentari. La sua mente aveva costruito una potente UIC su se stesso, che dominò invisibilmente per oltre 40 anni. Seguendo questo schema invisibile (non sono abbastanza), fu coinvolto in relazioni superficiali che si concludevano rapidamente, lasciandolo con poca o nessuna soddisfazione. Si era anche abituato a fuggire dalla sua angoscia interiore mangiando in eccesso, danneggiando la sua salute. Aiutato da una terapeuta onesta e competente, vide la UIC da cui era dominato e come questa lo aveva cavalcato, governando tutta la sua vita. Solo allora sperimentò la trasformazione che gli permise di cambiare le relazioni, semplificare il suo stile di vita, abbandonare l’alimentazione compulsiva e diventare più felice di se stesso.

Lo sviluppo di UIC non può essere modificato o evitato senza l’intervento della consapevolezza. Come vedremo, lavorare per essere genitori autentici è una potente benedizione per il bambino.

Detto questo, essere un genitore autentico non è un titolo, uno stato assoluto o un attributo fisso. Non c’è un arrivare ad esso o uno stare lì (chissà, poi, dove). È invece un processo, un movimento continuo, un fare e disfare quotidiano, con al suo interno nascita e morte. Questa evoluzione presenta sfide e difficoltà, è un andare avanti indietro, con alti e bassi: in alcuni momenti ci si addormenta sognando ad occhi aperti, in altri ci si sente risvegliare e si vedono le cose come stanno. È un essere disposti a abbracciare momenti scivolosi, ma che finiscono sempre per guidarti.

Per lavorare sulle nostre UIC, dobbiamo riconoscere quegli aspetti dei nostri genitori che abbiamo rifiutato e, paradossalmente, perpetuato nelle nostre relazioni. Scriverli è sempre un buon punto di partenza, abbracciando ciò che affiora, senza interrogarci troppo. Ti invito a fare l’esercizio in silenzio: siediti per un po’ e annota qualunque cosa emerga.

 

*Il termine l’ho concepito in inglese: Unconscious Illogical Conclusions

Il mio nome è Daniel Bravo

Laureato in Economia, Daniel è nato a Santiago del Cile. Ha fatto il project manager per 3 anni a L.A. (USA) e per uno a Singapore. Attualmente svolge l’attività di consulente energetico per PMI. Coach e Trainer per circa 16 anni, è padre di un figlio di 10 anni, che lo ha ispirato ad avere il coraggio di scrivere il suo primo libro: "Ti vedo Figlio? Esperienze di un Padre con la verità".

La sua vocazione è aiutare i genitori (in particolare se hanno figli piccoli) e i ricercatori spirituali, a trovare un percorso di Risveglio interiore basato sull'autenticità, guidando sempre con l’esempio. 

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