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Appunti da una Mamma Drago

By Daniel

Luglio 23, 2020


Episodio 1: "La Storia di Emily Rapp, Appunti da una Mamma Drago" con Daniel Bravo 

In una fredda notte di febbraio del 2013, il  figlio di Emily Rapp, Ronan se ne è andato, aveva la Tay-Sachs, una rara malattia degenerativa. Aveva quasi 3 anni. Il momento della sua diagnosi a 9 mesi, ha tracciato un confine tra la persona che Emily era, prima di sapere, e la persona che è adesso dopo la sua morte, le sue idee sulla genitorialità sono cambiate irreversibilmente. 

Emily disse in un’intervista al HuffPost: “La mia connessione con altre famiglie colpite è stata profonda. Ho imparato a prendermi cura di mio figlio in ogni fase del suo graduale deterioramento. Quando dicevo “Non posso farcela”, loro mi dicevano “Sì che puoi”. Ho dovuto respingere tutte le nozioni di ciò che il futuro potrebbe riservare a Ronan. Ho accettato, anche se con riluttanza, che il mio compito non era quello di preparare mio figlio per il suo futuro, ma di far contare ogni giorno e ogni momento fino al giorno della sua morte. E dopo prosegue: “imparare a vivere con la morte – quel deserto finale da cui nessuno (dei genitori dei bambini con Tay-Sachs) ritorna – era anche imparare a vivere. Ronan mi ha insegnato che i bambini non esistono per onorare i loro genitori; i loro genitori esistono per onorarli”.

Qualche anno prima, prima che Ronan partisse nel suo viaggio infinito,  Emily ha scritto un capolavoro di articolo per il New York Times. Un testo che ti ruba il fiato, riempie gli occhi di lacrime, strabordante di emozioni intense, e dopo ti lascia in silenzio, riflettendo senza testa, su te stesso, i tuoi figli e la vita in generale. 

Ti condivido alcuni dei passaggi della sua lucida esperienza: 

Come si fa il genitore senza una rete, senza futuro, sapendo che perderai tuo figlio, un po alla volta, dolorosamente?

Deprimente? Forse. Ma non senza saggezza, non senza una profonda comprensione dell’esperienza umana o senza lezioni duramente conquistate, forgiate attraverso il dolore e l’impotenza, e un amore profondamente dedicato, sul come essere non solo una madre o un padre, ma come essere umani.

Non stiamo aspettando che Ronan ci renda orgogliosi. Non prevediamo rendimenti futuri sul nostro investimento. Ronan ci ha dato una terribile libertà da ogni aspettativa, un mondo magico in cui non ci sono obiettivi, nessun premio da vincere, nessun risultato da monitorare, discutere né confrontare.

Ma il quotidiano è spesso pacifico, perfino beato. Questa è stata la mia giornata con mio figlio: coccole, poppate, sonnellini. L’unico compito qui è amare e gli diciamo che lo amiamo, senza preoccuparci che non capisca le parole. Lo incoraggiamo a fare ciò che può, anche se a differenza di noi, lui è senza ego o ambizioni.

NESSUNO, chiede consigli ad un genitore drago; siamo troppo spaventosi”, dice con consapevolezza. 

Non lanceremo i nostri figli in un futuro luminoso e promettente, ma li porteremo nelle loro tombe. Ci prepareremo a perderli e poi all’impossibile: sopravvivere dopo quel distacco  incommensurabile. 

Ciò richiede essere “feroci”, un nuovo modo di pensare, un nuovo animale. Siamo “genitori draghi: feroci, leali e amorevoli come l’inferno”. Le nostre esperienze ci hanno insegnato ad essere genitori per “il qui ed ora”, per l’amore di essere genitori, per l’umanità implicita nell’atto stesso, sebbene ciò sia contrario alla saggezza e ai consigli tradizionali.

Quello che posso fare è proteggere mio figlio il più possibile dal dolore e infine fare la cosa più dura di tutte, una cosa che la maggior parte dei genitori non dovrà mai fare, per fortuna: lo amerò fino alla fine della sua vita, e poi io lo lascerò andare…

Oggi Ronan è vivo ed il suo alito sa di riso dolce. Vedo il mio riflesso nei suoi occhi verde-oro. Sono Io un riflesso di lui e non viceversa, e credo che sia così, come deve essere. La genitorialità, ho capito, vuol dire amare mio figlio oggi. Adesso. In effetti, per qualsiasi genitore, ovunque, questo è tutto quello che c’è.

Il mio nome è Daniel Bravo

Laureato in Economia, Daniel è nato a Santiago del Cile. Ha fatto il project manager per 3 anni a L.A. (USA) e per uno a Singapore. Attualmente svolge l’attività di consulente energetico per PMI. Coach e Trainer per circa 16 anni, è padre di un figlio di 10 anni, che lo ha ispirato ad avere il coraggio di scrivere il suo primo libro: "Ti vedo Figlio? Esperienze di un Padre con la verità".

La sua vocazione è aiutare i genitori (in particolare se hanno figli piccoli) e i ricercatori spirituali, a trovare un percorso di Risveglio interiore basato sull'autenticità, guidando sempre con l’esempio. 

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